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Il Ponte Vecchio


Vista del Ponte Vecchio a Firenze


Primo e unico ponte costruito durante l’età romana intorno alla metà del I secolo a.C., il Ponte Vecchio è uno dei simboli di Firenze, l’unico risparmiato dai tedeschi durante la ritirata fatta di bombardamenti per tutti i ponti nel 1944 durante la Seconda Guerra Mondiale, e attrazione per turisti provenienti da tutto il mondo.
Con grande storia alle spalle, il primo ponte venne costruito sul luogo dove si trovava l’antico traghetto usato per attraversare l’Arno.

In legno e su pile di pietra, si trovava un po’ più a monte di dove si colloca ora, in asse con l’allineamento via Roma- via Calimala.

Nel II secolo con l’apertura della via Cassia il ponte fu ricostruito un po’ più a valle, dove è ora, sulla linea via Romana- via Por S. Maria: fino al 1218 tale ponte era l’unico collegamento tra le due rive dell’Arno.

Più volte rovinato dalle alluvioni tra le quali quella del 1117, dopo la quale venne ricostruito, nel 1170, in pietra e a cinque arcate, lungo e largo e dove vi furono installate botteghe di legno ai due lati a sbalzo sul fiume. Costruito così, il ponte aveva il difetto di essere un grosso ingombro alle correnti in piena, e non riuscì a resistere a una delle più terribili e tragiche piene come quella del 4 Novembre del 1333, che si portò totalmente via il ponte.

Dopo la costruzione dei lungarni, il ponte venne ricostruito nel 1345 ad opera di Taddeo Gaddi e Neri Fioravanti, con struttura di tre arcate ribassate, e di larghezza da permettere di costruire al disopra di esso due portici ad arcate.

La ricostruzione, avvenuta tra il 1333 ed il 1345, fu possibile grazie al guadagno reso dall’affitto dei negozi, in origine quarantatrè costruiti in legno, e questa volta rifatti in muratura e disposti simmetricamente ai lati del ponte e interrotti al centro da una piazzetta. Le botteghe furono destinate ad arti come quello della Lana, a macellai e verdurai. O più precisamente, da un censimento che Cosimo I fece eseguire verso la metà del Cinquecento, risultava che in quel tempo sul Ponte Vecchio avevano la propria bottega 3 beccai, 3 pizzicagnogli, 5 calzolai, 2 legnaioli, 2 biadaioli, 1 bicchieraio, 1 merciaio, 1 rivendugliolo e una decina di venditori di generi diversi.

Questo fino a quando il granduca Ferdinando I ordinava che le botteghe del Ponte Vecchio venissero sgomberate dagli attuali occupanti e divenissero sede obbligatoria di orafi, argentieri, bancherotti, (ossia i gioiellieri), della città, poiché il ponte era diventato “luogo assai frequentato da gentiluomini e forestieri”.

Da una relazione risulta che gli orefici erano 41 e i bancherotti 8.

Sui ponti a Firenze

Il ponte, molto diverso da come oggi appare, manteneva le forme e le caratteristiche della città medievale; perfettamente armonioso, era costruito in conci di pietra forte. Le botteghe, tutte delle stesse dimensioni, non dovevano avere alcuna finestra dalla parte esterna, quelle che guarda il fiume, e si interrompevano a metà con una piazzetta con libera visuale sull’Arno.

I negozi erano dodici per il lato di via Por S. Maria e undici verso Oltrarno, data la presenza della casa dei Mannelli che restringeva lo spazio per questi. In tutto dovevano essere 43, 46 botteghe.

Nella piazzetta a metà del ponte si possono osservare tracce di una merlatura che doveva coronare esternamente i quattro fabbricati contenenti le botteghe. L’aspetto dato dalle superfici in conci di pietra forte fiorentina e la caratteristica merlatura dovevano ricordare molto da vicino quelle osservabili ancora oggi nella facciata di Palazzo Vecchio.

Con il Ponte Vecchio si passò ad una tipologia diversa che avrebbe riscosso successo a partire dal Rinascimento, quella dei ponti ad arco ribassato, mai praticato in passato, con pile snelle e ben sagomate, questo tipo di arco permetteva di aumentare la distanza tra le pile senza incurvare eccessivamente il piano stradale.

Iniziò ad avere l’aspetto prossimo a quello attuale verso il 1700, quando i negozi cominciarono ad abbellirsi con aggiunte di vetrine, specchi, decorazioni.

L’aspetto del ponte cambiò notevolmente con la costruzione del CORRIDOIO VASARIANO, ordinata nel 1565.

Il percorso del Corridoio Vasariano, FirenzeCostruito da Giorgio Vasari per ordine di Cosimo I, tale corridoio aveva lo scopo di mettere in comunicazione il centro politico e amministrativo a Palazzo Vecchio con la dimora privata dei Medici, Palazzo Pitti, e per dare opportunità ai granduchi di muoversi liberamente e senza pericoli, visto l’appoggio ancora non certo della popolazione verso il nuovo Duca e il nuovo sistema di governo che aveva abolito l’antica Repubblica fiorentina.

Per questo anche il cambiamento voluto da Ferdinando I delle botteghe: per evitare che odori di cibarie varie come pesce o carni potessero raggiungere il corridoio.

Il corridoio sopraelevato, lungo circa un chilometro e costruito in soli cinque mesi, parte da Palazzo Vecchio, passa dalla Galleria degli Uffizi, costeggia il Lungarno Archibusieri, passa quindi sopra le botteghe del lato est (sinistro) del ponte, aggira alla sua estremità la torre dei Mannelli, sostenuto da beccatelli e prosegue sulla riva sinistra (“Oltrarno”) fino a Palazzo Pitti.

Al centro del Ponte Vecchio si aprono una serie di grandi finestre panoramiche sull’Arno in direzione del Ponte Santa Trinita. Queste finestre, molto diverse dai piccoli oblò rinascimentali, furono realizzate nel 1939 su desiderio di Benito Mussolini.

In quell’anno Hadolf Hitler venne in visita ufficiale per stringere l’Asse fra Italia e Germania, passando anche da Firenze. Si dice che la visita fu molto gradita al Fuhrer ed ai gerarchi nazzisti che poterono goderne, e forse fu la possibile ragione che salvò il ponte dalla distruzione, a differenza di tutti gli altri ponti, in seguito alla ritirata nazista.

Vista di alcuni particolari del percorso del Corridoio Vasariano su Ponte Vecchio, Firenze

Il Corridoio Vasariano rimase l’unico modo di spostarsi fra nord e sud della città, per molti partigiani prima e per tutti in seguito, durante i giorni della liberazione, com’è testimoniato anche dall’episodio dedicato a Firenze del film Paisà di Roberto Rossellini, dove la protagonista passa in incognito da una spoglia Galleria degli Uffizi piena di statue antiche impacchettate.

Attualmente il Corridoio Vasariano fa parte della Galleria degli Uffizi e mantiene esposta la vasta collezione di autoritratti e una parte di ritratti del seicento e del settecento.

Il percorso museale moderno inizia dagli Uffizi e termina nel Giardino di Boboli presso la Grotta del Buontalenti.

Per via della ristrettezza del corridoio e per esigenza di protezione delle opere, il Corridoio Vasariano può essere visitato solo su appuntamento in un gruppo guidato da concordarsi con la segreteria della Galleria degli Uffizi.

Tornando sul ponte, e per altre curiosità, possiamo vedere che al suo centro le botteghe si interrompono con due terrazze panoramiche: quella ad est sormontata dal Corridoio Vasariano, e quella ad ovest ospitante il monumento di Benvenuto Cellini, il più famoso orafo fiorentino, realizzato da Raffaele Romanelli e inaugurato il 26 maggio del 1901.

La cancellata del monumento del Cellini, per un’usanza iniziata non più di vent’anni fa pare dai militari della vicina Accademia di San Giorgio alla Costa, è stata a lungo “meta” di molti giovani e turisti per appendervi dei lucchetti con scritte a pennarello, in simbolo di un legame amoroso che si vuole indissolubile. Un’usanza divenuta poi una fastidiosa piaga da scoraggiare, per via dell’enorme numero di lucchetti che deturpavano le decorazioni del ponte, e per questo motivo stabilita una multa di 50 euro per chi venga sorpreso ad attaccarne qualcuno, voluta dall’amministrazione comunale.


I ponti di Firenze Questa pagina fa parte della sezione dedicata ai Ponti di Firenze. Un luogo dove scroprie e approfondire la storia e l'evoluzione della città di Firenze attravero la storia dei suoi ponti.

Per approfondimenti invece sull'Arno visita la nostra pagina dedicata all'alluvione di Firenze del 1966, dove abbiamo raccolto storia, cronache e foto e immagini di quel 4 novembre 1966.

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