PONTE ALLA CARRAIA

Inizialmente in legno per facilitare il trasporto delle merci dirette al porto di Pisa, il ponte fu distrutto da una piena nel 1274 e venne riedificato con piloni in pietra e carreggiata in legno dagli architetti religiosi fra’ Sisto e fra’ Ristoro.
Passano poco più di vent’anni e il ponte già si vede a crollare per il peso della folla che lo sovrastava per assistere a uno spettacolo sul fiume, causando anche la morte di alcune persone. Si provvede ad un restauro ma il ponte crolla nuovamente nel 1333 per via della disastrosa inondazione. Subito ricostruito in pietra da fra’ Giovanni da Campi, sembra seguendo un progetto di Giotto. Alle sue estremità furono costruite due cappelle. Questa volta la resistenza del ponte è più lunga, circa di duecento anni.
Il nome Carraia gli derivava dal continuo transito di carri carichi di merci.
Nel 1557 l’ennesimo crollo. Al governo cittadino è Cosimo I, la reggia medicea è in allestimento in palazzo Pitti, l’Oltrarno e via Maggio stanno divenendo il salotto buono della nobiltà fiorentina che prevede di star vicino alla corte.
Per questo il ponte viene affidato all’Ammannati (che già stava lavorando al Ponte Santa Trinita) a cui gli viene chiesto di allargare e rinforzare il ponte, danneggiato dalla piena che aveva distrutto il Ponte S. Trinita, ed egli lo erige così come oggi lo ammiriamo.

Fino agli inizi dell’Ottocento dal Ponte alla Carraia venivano lanciati i fuochi artificiali per festeggiare San Giovanni, patrono di Firenze (24 Giugno), e nel 1867 ai lati del ponte furono costruiti due marciapiedi per rendere più sicuro il passaggio dei pedoni, dato l’intenso traffico.
Venne minato in seguito, come tutti i ponti fiorentini, nel corso della seconda guerra mondiale e fatto saltare per impedire il passaggio delle truppe alleate dai nazisti in ritirata.
Nel 1948 fu nuovamente ricostruito, così com’è visibile adesso, mantenendo la struttura dell’antico progetto a 5 arcate a luci decrescenti verso le testate, dall’architetto Ettore Fagioli. Una volta completato, nel 1952, il ponte fu violentemente criticato dai Fiorentini per la sua curva molto accentuata (fu soprannominato “il ponte gobbo”): il malumore dei cittadini era tale che fu aperto al traffico senza nessuna cerimonia ufficiale alla presenza delle autorità.
Questa pagina fa parte della sezione dedicata ai Ponti di Firenze. Un luogo dove scroprie e approfondire la storia e l'evoluzione della città di Firenze attravero la storia dei suoi ponti.
- Ponte San Niccolò;
- Ponte alle Grazie;
- Ponte Vecchio - Corridoio Vasariano;
- Ponte Santa Trinita;
- Ponte alla Carraia;
- Ponte A. Vespucci;
- Ponte alla Vittoria.
- Ponte all'Indiano;
Per approfondimenti invece sull'Arno visita la nostra pagina dedicata all'alluvione di Firenze del 1966, dove abbiamo raccolto storia, cronache e foto e immagini di quel 4 novembre 1966.


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