FIRENZE: IL LATO OSCURO
di Graziano Braschi
È noto come Firenze sia la città preferita dai cineasti che hanno scelto di descrivere il lato oscuro della psiche. Cominciò Brian De Palma con Complesso di colpa, ha continuato Dario Argento con la Sindrome di Stendhal; poi è stata la volta di Hannibal di Ridley Scott. E non potevano mancare vari film che si sono ispirati alla tragica vicenda del Mostro di Firenze.
Autentiche scorie del B-Movie che ci ricordano come questa figura, mortifera quanto emblematica, sia stata nella città d'arte per antonomasia il tormentone ritornante. Serial killer inconsueto, già presagito - ci ricorda Nino Filastò, avvocato e scrittore di gialli - in una quartina di Nostradamus. Eccola (è la XXXIII della decima Centuria): "La fazione crudele dal vestito lungo / verrà di notte con pugnali acuminati: / tenere avvinta Firenze per un tempo diffuso lungo, / la sua scoperta attraverso immaturi e informatori." Questo per il cinema.
Per la narrativa le cose stanno diversamente. Pochi - almeno fino a una decina di anni fa - gli scrittori di gialli, anche se dotati: destinati a sciacquare le loro trame in Arno in relativa solitudine. Eppure Firenze è stata, ed è, città dalla ricca cronaca nera e che, da sempre, ha goduto di atmosfere misteriose e intriganti: i vicoli, le stradine strette che conducono a nulla e sono fuori del mondo; i quartieri popolari - il Mercato Vecchio, l'Oltrarno; i cunicoli, le cantine e i loro percorsi sotterranei (come ci sono stati descritti da Jarro e Collodi Nipote).
Tutto questo fu chiaro, fin dal primo giorno di permanenza a Firenze, a Magdalen Nabb, la nota scrittrice di mysteries. Era il 1975. "Pensavo: ma che città strana, vorrei proprio essere una giallista, tutti questi palazzi un po' bui, le strade strette e antiche... Sì, c'è proprio del mistero.": I gialli della Nabb sono tutti ambientati nell'Oltrarno, tra piazza Pitti e via Maggio, dove opera il maresciallo dei carabinieri Guarnaccia. Costruiti su penetranti psicologie e rivestiti di verosimile colore locale, hanno sempre incontrato il favore del lettore anglosassone.
Più o meno in quel periodo, un connazionale della Nabb, lo scrittore Michael Dibdin scrisse A Rich Full Death (1986), un 'giallo' colto ambientato nella Firenze metà Ottocento. Tra i gialli ambientati in Oltrarno, ricordo un curioso precedente: nel 1936 un giovanissimo Giorgio Spini, poi diventato famoso storico, scrisse La bottega delle meraviglie (pubblicato ne I Libri Gialli della Mondadori), una misteriosa e magica storia con al centro via Toscanella. Proprio nel romanzo c'è, forse, il più lungo inseguimento in auto dell'intera letteratura gialla italiana di quegli anni: da via Toscanella (dove, appunto, è collocata la Bottega delle Meraviglie), i Lungarni, il Ponte S. Trinita (sotto cui, invano, l'Arno cerca di assomigliare al Tamigi...), via Tornabuoni, Via Cavour, verso la nazionale della Futa: Trespiano - dove c'è il grande cimitero di Firenze, Pratolino,...
Molti anni dopo, in Incubo di signora (1990), Nino Filastò si è servito della struttura della città-museo con gli intrighi, le falsificazioni e gli intrallazzi come premesse fatali di un paio di atroci delitti; seguirà Il peposo di Maestro Filippo (2003), noir storico ambientato negli anni della costruzione del Cupolone e che vede come insolito investigatore Brunelleschi.
Se ne Il violinista verde (1996) di Mario Spezi la città quasi non compare, è in racconti come "Le quattro morti di Matilde Bini " (pubblicato nell'antologia di racconti 'gialli' Toscana, delitti e misteri) che il reticolo dei suoi quartieri popolari offre al delitto percorsi inconsueti, tendenti al grottesco.
Nei mysteries di Linda di Martino (vincitrice di due Premi Alberto Tedeschi), Firenze è descritta come un insieme di microcosmi tenuti insieme da una particolare psicologia delittuosa, insomma il classico "nido di vipere. Mentre Alberto Eva in Per così poco... (2000) raggiunge lo stesso effetto "denudando" il quartiere popolare dell'Isolotto, così ricco di memoria storica. In Nero di maggio (2000), un giallo storico ambientato nella Firenze del 1938, Leonardo Gori lega gli inquietanti delitti di un maniaco alla presenza del Male, rappresentata dalla visita di Hitler alla Città del Fiore. Di Gori seguiranno Il passaggio, La finale e Lo specchio nero (scritto insieme a Franco Cardini).
Ma le uscite si sono infoltite in questi ultimi due anni. Ecco l'elenco, senz'altro incompleto: Giada Ceri, O io o lui; Mario Sconcerti, Se ha torto Dio; Riccardo Raccis, Il paradiso di Plazzi; Eva di Martino, Citofonare Daniela o Cecilia; Roberto Volpi, L'ultima mossa; Alessandro Bonanni, Ascendente Vergine.
Graziano Braschi - braschi@everyday.com
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Graziano Braschi: umorista grafico a metà degli Anni Settanta (è tra i fondatori della rivista satirica "Ca Balà"), cominciò ad occuparsi di letteratura di genere - in particolare del giallo e horror - dalla metà degli anni Ottanta. Ha collaborato a diverse testate giornalistiche nazionali e alla rivista "Delitti di Carta". È stato curatore di svariate raccolte di storie gialle e horror.
Tratto da l'Insonne n°0 "Ouverture" Free Books ©


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